Compilato nel 2026 · Fonti citate ovunque

Lo Stato di IsraeleCreazione, struttura e condotta

Una raccolta documentata. Ogni affermazione è corredata di fonte.

Cifre chiave in sintesi

Tutte le statistiche di questa pagina, raccolte qui. Tocca una cifra per andare alla sua sezione.
193 Stati membri dell’ONU — quadro di riferimento per le cifre di riconoscimento usate ovunque → 00 10 Sezioni documentate di questo dossier, ciascuna con fonti indipendenti → 00 1948 Proclamazione dello Stato di Israele, 14 maggio → 01 91 Uccisi nell’attentato all’hotel King David, 22 luglio 1946 → 01 1949 Fondazione del Mossad — dopo, non prima, dell’indipendenza → 01 0 Costituzioni scritte ratificate — il governo si basa invece sulle Leggi fondamentali → 02 1949 L’armistizio della « Linea Verde » — definito come confine militare, non politico → 02 Illegale Parere consultivo della CIG sulla presenza di Israele nel territorio occupato, luglio 2024 → 03 700k+ Coloni israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme Est (stima ampiamente citata) → 03 3,8 mld$ Aiuti USA all’anno in base al memorandum del 2016 (es. 2019–2028) → 04 38 mld$ Valore totale del memorandum decennale — il più grande della storia USA → 04 ~⅓ Quota del commercio totale di beni di Israele con l’UE (≈43 mld€, 2024) → 04 Non parte Posizione di Israele rispetto allo Statuto di Roma / alla CPI → 05 2 Sistemi giuridici paralleli applicati per nazionalità nella Cisgiordania occupata → 05 ~160 mld$ Valore complessivo quotato negli USA delle grandi aziende cyber fondate da ex dell’Unità 8200 (2024) → 06 45+ Paesi in cui lo spyware Pegasus di NSO sarebbe stato impiegato → 06 32 mld$ Acquisizione di Wiz da parte di Google nel 2026, azienda fondata da ex dell’8200 → 06 2022 Anno del lancio da parte dell’AIPAC del suo super PAC affiliato per la spesa elettorale diretta → 07 Entrambi Partiti bersaglio della spesa legata all’AIPAC — bipartisan per impostazione → 07 3 Grandi organizzazioni per i diritti umani (Amnesty, HRW, B’Tselem) che rilevano l’apartheid → 08 21·11·2024 Mandati d’arresto della CPI emessi per Netanyahu e Gallant → 08 ~700 000 Palestinesi sfollati nella Nakba del 1948 → 08 ~150 Stati membri dell’ONU che riconoscono la Palestina entro sett. 2025 → 08 ~75 000 Palestinesi uccisi tra il 2023 e il 2026 → 08 4 Stati europei che vietano le importazioni dalle colonie entro metà 2026 (ES, NL, IE, BE) → 09 2004 Decisione dell’UE che già esclude i prodotti delle colonie dalle tariffe preferenziali → 09 ~90 Testate nucleari israeliane stimate (intervallo 80–200; plutonio per 100–200) → 10 0 Ispezioni dell’AIEA dei principali impianti nucleari di Israele — è fuori dal TNP → 10 1992–2025 Arco degli avvertimenti israeliani ripetuti su un Iran « a settimane/anni » da una bomba → 10 161–5 Voto ONU del 2014 che esorta Israele ad aderire al TNP — non vincolante, non rispettato → 10 2007 Anno d’inizio del blocco navale di Gaza → 11 10 Attivisti uccisi nell’assalto alla Mavi Marmara del 2010 → 11 ~450 Attivisti detenuti dalla Global Sumud Flotilla dell’ott. 2025 → 11 2 Barche che hanno raggiunto Gaza (2008) — le uniche rotture nette del blocco → 11
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Informazioni su questo progetto

Un resoconto fattuale — non un argomento religioso né una polemica.

Questa pagina è una raccolta accademica della storia e delle attività dello Stato di Israele, dalle circostanze della sua fondazione fino ai giorni nostri. Il suo unico impegno è l’accuratezza dei fatti. Ogni paragrafo è collegato a una fonte numerata in fondo alla pagina, e il lettore è invitato a contestare qualsiasi affermazione tramite il pulsante Proponi una modifica qui sotto.

Il progetto non assume alcuna posizione religiosa. L’ebraismo come fede, gli ebrei come comunità e le politiche di uno Stato-nazione moderno sono tre cose distinte; criticare o descrivere la terza non è un’affermazione sulle prime due. Nulla di quanto qui contenuto va letto come sostegno o opposizione a una religione, né come una generalizzazione su un popolo.

Dove il resoconto storico è controverso — bilanci delle vittime, intenzioni dietro una decisione, movente di un omicidio — questo dossier segnala la controversia invece di risolverla d’autorità. Le affermazioni che circolano ampiamente online ma prive di base verificabile sono state deliberatamente omesse; una breve nota editoriale spiega le omissioni più rilevanti dove pertinente.

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01

La creazione di Israele

Perché, quando e come — e le persone che l’hanno plasmata.

Il moderno progetto politico di uno Stato ebraico fu cristallizzato da Theodor Herzl, il cui opuscolo del 1896 Der Judenstaat e il primo Congresso sionista del 1897 diedero al movimento una forma organizzata, in gran parte come risposta all’antisemitismo europeo. Lo slancio crebbe con la Dichiarazione Balfour del governo britannico del 1917, che esprimeva sostegno a « un focolare nazionale per il popolo ebraico » in Palestina. L’immigrazione ebraica accelerò bruscamente durante e dopo la Shoah.

Il 29 novembre 1947 l’Assemblea generale dell’ONU approvò la Risoluzione 181, il piano di partizione, che raccomandava Stati ebraico e arabo separati con Gerusalemme sotto amministrazione internazionale. La dirigenza ebraica accettò; gli Stati arabi e i leader palestinesi la respinsero. Il 14 maggio 1948 David Ben Gurion proclamò la nascita dello Stato di Israele; gli Stati Uniti riconobbero il governo provvisorio nel giro di poche ore e seguì subito la guerra con gli Stati arabi vicini [1][2].

L’attentato all’hotel King David (1946)

Due anni prima dell’indipendenza, il 22 luglio 1946, il gruppo paramilitare sionista Irgun, allora guidato da Menachem Begin — futuro primo ministro — fece esplodere il quartier generale amministrativo britannico nell’hotel King David a Gerusalemme, uccidendo 91 persone. Fu un evento anteriore allo Stato, compiuto da un’organizzazione paramilitare e non da un’agenzia dello Stato israeliano [3].

La fondazione del Mossad

Il servizio di intelligence estera di Israele, il Mossad, fu istituito nel 1949 — dopo la fondazione dello Stato — e riorganizzato nel 1951 sotto Reuven Shiloah. Nacque da precedenti organismi clandestini, tra cui il Mossad LeAliyah Bet pre-statale, che organizzava l’immigrazione ebraica illegale aggirando le restrizioni britanniche, e l’apparato di intelligence dell’Haganah. Il suo ruolo era consolidare e difendere il nuovo Stato, non crearlo [4].

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02

Uno Stato senza costituzione né confini fissi

Due peculiarità strutturali che determinano tutto ciò che segue.

Israele non ha alcuna costituzione scritta unica. La Dichiarazione d’indipendenza del 1948 ne prometteva una, ma profondi disaccordi — soprattutto tra visioni laica e religiosa dello Stato — resero impossibile accordarsi su un testo. Dalla « risoluzione Harari » del 1950, Israele è governato da una serie di Leggi fondamentali approvate progressivamente dalla Knesset. Diverse hanno valore costituzionale, ma l’insieme è incompleto e può essere modificato con normali maggioranze parlamentari [5].

Israele è inoltre insolito perché non ha mai definito formalmente i propri confini per legge. La dichiarazione del 1948 evitò deliberatamente di specificare frontiere. Le linee dell’armistizio del 1949 (la « Linea Verde ») furono esplicitamente descritte come confini militari, non politici. Dal 1967 Israele controlla territori oltre quelle linee — la Cisgiordania e, in passato, Gaza e il Sinai — e il suo confine orientale con un futuro Stato palestinese resta indeterminato a tutt’oggi [6].

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03

Il territorio e l’impresa di colonizzazione

Il restringersi delle terre sotto controllo palestinese e gli organi statali che le amministrano.

La « Grande Israele » (Eretz Israel HaShlema) è una corrente ideologica, non una mappa ufficiale dello Stato. Indica rivendicazioni territoriali massimaliste sostenute da parte della destra israeliana e del movimento dei coloni. Nessun governo israeliano pubblica una mappa ufficiale della « Grande Israele » come politica nazionale. Ciò che è documentato è una costante espansione delle colonie israeliane in territorio occupato, che la Corte internazionale di giustizia, nel suo parere consultivo del luglio 2024, ha giudicato illegale secondo il diritto internazionale, chiedendo a Israele di porre fine alla propria presenza nel territorio occupato [7][8].

La colonizzazione è amministrata da un apparato statale identificabile. La Divisione insediamenti dell’Organizzazione sionista mondiale convoglia da decenni fondi statali verso le colonie della Cisgiordania, e il governo israeliano ha ripetutamente stanziato bilanci per ampliarle. Ministri legati alla delega agli insediamenti, tra cui il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich (cui è stata affidata l’autorità sull’amministrazione civile in Cisgiordania), hanno apertamente sostenuto l’espansione [7].

La cronologia territoriale

Le mappe più spesso riprodotte mostrano il restringersi delle terre sotto controllo palestinese in quattro momenti: la proposta di partizione dell’ONU del 1947; le linee dell’armistizio del 1949; l’occupazione dopo il 1967; e l’odierna Cisgiordania frammentata, divisa nelle aree A, B e C secondo gli accordi di Oslo. Queste mappe si leggono al meglio come schema del controllo politico più che come rilievo catastale [8].

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04

Finanziamento

Da dove arrivano i fondi — principalmente dagli Stati Uniti e dal mercato europeo.

Gli Stati Uniti sono di gran lunga il maggiore sostenitore finanziario statale di Israele. In base al Memorandum d’intesa del 2016 — il più grande della storia statunitense — gli USA si sono impegnati a versare 38 miliardi di dollari in dieci anni (es. 2019–2028), ossia circa 3,8 miliardi l’anno: circa 3,3 miliardi di finanziamento militare estero (FMF) più 500 milioni per la difesa antimissile. Un tratto notevole è la clausola « Buy American »: i fondi FMF devono essere spesi in prodotti per la difesa fabbricati negli USA, così il denaro rifluisce in gran parte alle aziende della difesa americane [9][10].

Dalla guerra iniziata nell’ottobre 2023, gli USA hanno stanziato un consistente aiuto militare bellico aggiuntivo oltre al memorandum — il Council on Foreign Relations ha riferito di almeno 16,3 miliardi di dollari di aiuti militari diretti dall’ottobre 2023, con altri conteggi più elevati. L’assistenza USA cumulativa dal 1948 è descritta dal Dipartimento di Stato come « oltre 130 miliardi » in valore nominale, con stime corrette per l’inflazione nettamente superiori. Poiché questi totali cumulativi variano secondo il metodo, sono qui riportati come intervallo [9][10].

L’Unione europea

L’UE è il maggiore partner commerciale di Israele, con circa un terzo del suo commercio totale di beni — circa 43 miliardi di euro nel 2024 — regolato dall’Accordo di associazione UE–Israele, in vigore dal 2000. Quell’accordo è lo sfondo delle controversie commerciali sulle colonie descritte nella sezione 09 [11].

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05

Diritto e giurisdizione

Come il diritto israeliano tratta gli atti commessi all’estero e nel territorio occupato.

Come molti Stati, Israele rivendica una giurisdizione extraterritoriale e il diritto di processare o proteggere i propri cittadini. In pratica i cittadini israeliani sono generalmente perseguiti — se lo sono — davanti ai tribunali di Israele anziché consegnati a una giurisdizione estera o internazionale. Israele non è parte dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale e ne respinge la giurisdizione sui propri cittadini [12].

Una questione distinta e ampiamente documentata è il sistema giuridico a due livelli nella Cisgiordania occupata: i coloni israeliani che vi risiedono sono soggetti al diritto civile israeliano, mentre i palestinesi dello stesso territorio sono soggetti al diritto e ai tribunali militari israeliani. Le organizzazioni per i diritti umani descrivono l’applicazione, sulla stessa terra, di diritti civili per gli uni e dell’esposizione ai tribunali militari per gli altri, differenziata per nazionalità — elemento centrale delle conclusioni di apartheid della sezione 08 [13].

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06

Tecnologia e l’Unità 8200

Un’unità militare di intelligence dei segnali divenuta una filiera tecnologica globale.

L’Unità 8200 è l’unità di intelligence dei segnali e di guerra cibernetica delle forze armate israeliane — la più grande singola unità dell’IDF, spesso paragonata alla NSA statunitense. È stata collegata a operazioni di rilievo, tra cui il worm Stuxnet che danneggiò le centrifughe nucleari iraniane e l’operazione del settembre 2024 con cercapersone esplosivi contro Hezbollah [14][15].

La sua rete di ex membri è l’ossatura del settore tecnologico israeliano. Veterani hanno fondato o dirigono una quota sorprendente dell’industria mondiale della cybersicurezza: Check Point (Gil Shwed, Marius Nacht, Shlomo Kramer), Palo Alto Networks (Nir Zuk), CyberArk (Udi Mokady), Wiz (Assaf Rappaport e colleghi — acquisita da Google nel 2026), e nomi di largo consumo come Waze e Viber. L’amministratore delegato di Check Point dal dicembre 2024, Nadav Zafrir, è egli stesso un ex comandante dell’Unità 8200 [14][15][16].

Software di sorveglianza diffuso nel mondo

L’esportazione dalle conseguenze più pesanti è la tecnologia di sorveglianza. NSO Group, fondata dagli ex dell’Unità 8200 Shalev Hulio e Omri Lavie, produce lo spyware Pegasus, capace di compromettere silenziosamente uno smartphone ed estrarne i contenuti. Indagini (in particolare il « Progetto Pegasus » del 2021) ne hanno documentato l’uso in decine di paesi contro giornalisti, attivisti e politici. Altre aziende israeliane vicine alla sorveglianza includono Cellebrite (analisi forense dei telefoni), NICE e Verint [14][15].

Il caso AppCloud nei telefoni Samsung Galaxy

L'app sviluppata in Israele e preinstallata sui telefoni Samsung Galaxy A (e sulle serie M e F) si chiama AppCloud. È sviluppata dall'azienda israeliana ironSource (acquisita dalla statunitense Unity) ed è integrata per impostazione predefinita su questi dispositivi, destinati soprattutto ai mercati del Medio Oriente, del Nord Africa e dell'Asia occidentale. L'app è spesso definita "bloatware" (software indesiderato preinstallato) e suscita polemiche per la sua origine, la difficoltà di disinstallazione e il suo potenziale di raccolta dati senza un controllo esplicito dell'utente.

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07

Israele nella politica occidentale

Attività di lobbying organizzata negli Stati Uniti e in Francia.

Negli Stati Uniti, l’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) è una delle lobby di politica estera più influenti. Nel 2022 ha lanciato un super PAC affiliato (lo United Democracy Project) e un PAC collegato che convogliano somme consistenti nelle corse al Congresso. La spesa allineata all’AIPAC prende di mira candidati sia repubblicani sia democratici, e l’organizzazione è bipartisan per impostazione [17].

Francia: CRIF ed ELNET

In Francia, il CRIF (Conseil Représentatif des Institutions juives de France) è il principale organismo ombrello che rappresenta le istituzioni ebraiche, noto al pubblico soprattutto per la sua cena annuale a cui partecipano alti esponenti politici francesi. ELNET (European Leadership Network) è un’organizzazione distinta che organizza esplicitamente viaggi di studio in Israele per figure politiche e mediatiche europee. Entrambe operano legalmente e in modo trasparente [18].

Membri del governo francese che hanno partecipato alle cene del CRIF (2017-2026)
NomFonction (à la date du dîner)Année(s) de participationPrésident de la République
Emmanuel MacronPrésident de la République2018, 2019, 2020, 2021, 2022, 2023, 2024, 2026Emmanuel Macron
Édouard PhilippePremier ministre2018, 2019, 2020Emmanuel Macron
Élisabeth BornePremière ministre2022, 2023Emmanuel Macron
Gabriel AttalPremier ministre2024Emmanuel Macron
Jean CastexPremier ministre2021Emmanuel Macron
François BayrouMinistre d'État, ministre de la Justice2017Emmanuel Macron
Christophe CastanerMinistre de l'Intérieur2019, 2020Emmanuel Macron
Gérald DarmaninMinistre de l'Intérieur2021, 2022, 2023, 2024Emmanuel Macron
Jean-Yves Le DrianMinistre de l'Europe et des Affaires étrangères2017, 2018, 2020Emmanuel Macron
Florence ParlyMinistre des Armées2018, 2019, 2020Emmanuel Macron
Bruno Le MaireMinistre de l'Économie et des Finances2018, 2019, 2020, 2021, 2022, 2023, 2024Emmanuel Macron
Roselyne BachelotMinistre de la Culture2020Emmanuel Macron
Barbara PompiliMinistre de la Transition écologique2021Emmanuel Macron
Jean-Michel BlanquerMinistre de l'Éducation nationale2021, 2022Emmanuel Macron
Éric Dupont-MorettiMinistre de la Justice2022, 2023Emmanuel Macron
Pap NdiayeMinistre de l'Éducation nationale2023Emmanuel Macron
Amélie de MontchalinMinistre de la Transformation et de la Fonction publique2021, 2022Emmanuel Macron
Olivier VéranMinistre des Solidarités et de la Santé2020, 2021Emmanuel Macron
Jean-Baptiste LemoyneMinistre délégué chargé du Tourisme2020, 2021Emmanuel Macron
Sarah El HaïrySecrétaire d'État chargée de la Jeunesse2022Emmanuel Macron
Marlène SchiappaMinistre déléguée chargée de la Citoyenneté2020, 2021Emmanuel Macron
Aurore BergéMinistre déléguée chargée de l'Égalité entre les femmes et les hommes2023, 2024Emmanuel Macron

 

Parlamentari francesi che hanno beneficiato di viaggi in Israele finanziati da ELNET (2017-2026)
NomFonction (à la date du voyage)Parti politiqueDate(s) du voyageSource
Caroline YadanDéputée (8e circonscription des Français de l’étranger)Ensemble (ex-LREM)2022, 2023, 2024Mediapart, Blast, ELNET Wiki
Manuel VallsAncien Premier ministre, députéSans étiquette (proche Renaissance)Octobre 2023, Mars 2024Agence Média Palestine, Blast
Benjamin HaddadDéputé (Paris)Renaissance2021, 2023Mediapart, Blast
Aurore BergéMinistre déléguée à l’Égalité, ancienne présidente du groupe d’amitié France-IsraëlRenaissance2022, 2023, Janvier 2024Mediapart, Blast, ELNET Wiki
Bruno RetailleauSénateur (Vendée)Les Républicains2021, 2023Mediapart, Blast
Karl OliveDéputé (Yvelines)Renaissance2022, 2023Agence Média Palestine, Blast
Constance Le GripDéputée (Hauts-de-Seine)Ensemble pour la République2022, 2023Mediapart, Blast
Sylvain MaillardDéputé (Paris)Renaissance2022, 2023Mediapart, Blast
Pierre-Henri DumontDéputé (Calvados)Les Républicains2021, 2023Mediapart, Blast
Michèle TabarotDéputée (Alpes-Maritimes)Les Républicains2021, 2022Mediapart, Blast
Véronique BesseDéputée (Vendée)UDR (Droite)2022Mediapart, Blast
Jérémie Patrier-LeitusDéputé (Val-de-Marne)Horizons2022, 2023Mediapart, Blast
Anne-Laurence PetelDéputée (Hauts-de-Seine)Renaissance2022, 2023Mediapart, Blast
Emmanuel PellerinDéputé (Ille-et-Vilaine)Renaissance2022, 2023Mediapart, Blast
François Cormier-BouligeonDéputé (Calvados)Renaissance2022, 2023Mediapart, Blast
Yaël Braun-PivetPrésidente de l’Assemblée nationaleRenaissanceOctobre 2023Mediapart, Blast, ELNET Wiki
Dominique VérienSénatrice (Yvelines), présidente de la délégation sénatoriale aux droits des femmesCentristeNovembre 2025Mediapart, Blast
15 députés LRDélégation collectiveLes RépublicainsMars 2023Mediapart, Blast
10 députés LR et RenaissanceDélégation collective (base militaire au sud de Tel Aviv-Jaffa)LR et RenaissanceOctobre 2023Mediapart, Blast, ELNET Wiki
22 sénateurs et sénatricesDélégation collectiveDivers (majorité LR et Renaissance)Janvier 2024Mediapart, Blast, ELNET Wiki
Meyer HabibAncien député (Français de l’étranger)Proche LR et RN2017–2024 (régulièrement)Mediapart, Blast, ELNET Wiki
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08

Palestina: occupazione, apartheid e la CPI

La parte più documentata — e più controversa — del dossier. Trattata con fonti su ogni punto.

Conclusioni di apartheid

Tre delle maggiori organizzazioni per i diritti umani — Amnesty International (2022), Human Rights Watch (2021) e il gruppo israeliano B’Tselem (2021) — hanno ciascuna concluso che il trattamento dei palestinesi da parte di Israele soddisfa la definizione giuridica di apartheid. I loro rapporti citano il sistema giuridico a due livelli in Cisgiordania, le restrizioni alla libertà di movimento dei palestinesi e il regime di terra e blocco intorno a Gaza, comprese le restrizioni all’accesso marittimo e all’ingresso di beni e aiuti umanitari. Israele respinge questa qualificazione [13][19].

Gaza è sotto blocco israeliano (ed egiziano) dal 2007, con il controllo dell’accesso via mare, dello spazio aereo e della maggior parte dei valichi terrestri. Durante la guerra attuale, agenzie dell’ONU e organizzazioni umanitarie hanno più volte segnalato gravi ostacoli alle forniture umanitarie [19].

Mandati d’arresto della CPI

Il 21 novembre 2024, la Camera preliminare I della Corte penale internazionale ha emesso mandati d’arresto per il primo ministro Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant. La Corte ha ritenuto sussistere fondati motivi per credere che essi portino responsabilità penale per il crimine di guerra di affamare come metodo di guerra e i crimini contro l’umanità di omicidio, persecuzione e altri atti inumani, per condotte comprese tra almeno l’8 ottobre 2023 e il 20 maggio 2024. Lo stesso giorno ha emesso un mandato per il comandante di Hamas Mohammed Deif. La contestazione di giurisdizione di Israele è stata respinta [20][21].

Il rilievo del genocidio

Un numero crescente di organizzazioni ha concluso che Israele sta commettendo un genocidio a Gaza. Amnesty International è giunta a questa conclusione nel dicembre 2024; Human Rights Watch ha formulato un rilievo analogo; e nel luglio 2025 le organizzazioni israeliane B’Tselem e Physicians for Human Rights Israel sono diventate i primi gruppi israeliani ad affermare lo stesso. Israele e gli Stati Uniti respingono questa qualificazione, giuridicamente controversa, ma le conclusioni di questi organismi nominati sono di dominio pubblico [22][23][24].

Dichiarazioni di funzionari

Diversi funzionari israeliani hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche che gli organismi per i diritti umani citano come prova di intenzione. Nell’ottobre 2023 l’allora ministro della Difesa Yoav Gallant annunciò un « assedio totale » di Gaza, parlando di « animali umani ». Il primo ministro Netanyahu evocò l’« Amalek » biblico in un discorso del novembre 2023, espressione poi citata nel procedimento per genocidio promosso dal Sudafrica dinanzi alla CIG. Queste citazioni sono documentate negli atti di Amnesty e della CIG, e questo dossier rimanda a tali fonti primarie anziché riprodurre frammenti decontestualizzati [22][24].

Il riconoscimento della Palestina nel tempo

Il riconoscimento internazionale dello Stato di Palestina è cresciuto nettamente. La Palestina fu proclamata nel 1988 e presto riconosciuta da decine di Stati. Nel maggio 2024 Spagna, Irlanda e Norvegia l’hanno riconosciuta, seguite da Slovenia, Armenia e diversi paesi caraibici. Nel settembre 2025, in una mossa coordinata attorno all’Assemblea generale dell’ONU, Regno Unito, Canada, Australia, Portogallo e Francia — primi Stati del G7 a farlo — hanno esteso il riconoscimento. A quel punto la Palestina era riconosciuta da circa 150 dei 193 Stati membri dell’ONU. Tra chi non la riconosce figurano ancora Stati Uniti, Germania e Italia [25][26].
La Germania e l'Italia sono peraltro i due paesi europei che, a oggi (luglio 2026), bloccano la sospensione dell'accordo commerciale con Israele.

Nakba

The Nakba (Arabic for "catastrophe") refers to the 1948 Palestinian expulsion and flight, when approximately 750,000 Palestinians were forcibly displaced from their homes during the creation of the State of Israel. This event involved massacres, bombings, psychological warfare, and the destruction of over 500 Palestinian villages and towns by Zionist militias (such as the Haganah, Irgun, and Lehi) and later the Israeli Defense Forces (IDF). The Nakba is not a single event but an ongoing process of displacement, violence, and dispossession that has continued in various forms since 1948

1948 Nakba (The Original Catastrophe)

  • Deir Yassin Massacre (April 9, 1948): Over 100 Palestinians, including women, children, and elderly, were killed by Zionist militias (Irgun and Lehi). This massacre triggered widespread fear and accelerated the flight of Palestinians from their homes
  • Expulsion from Lydda and Ramle (July 1948): Over 70,000 Palestinians were forcibly expelled from these cities by Israeli forces
  • Fall of Haifa (April-May 1948): Around 70,000 Palestinians were displaced from Haifa due to military attacks and psychological warfare
  • Destruction of Palestinian Villages: Over 530 villages were depopulated and destroyed, with many erased from maps and replaced by Israeli settlements
  • Other Massacres: At least 30 documented massacres occurred during 1948, including in Tantura, Eilabun, Safsaf, and Kufr Qasim

Post-1948: Ongoing Nakba (Continuing Dispossession)

The Nakba did not end in 1948. Israel has continued policies of land confiscation, home demolitions, military occupation, and systematic discrimination against Palestinians, leading to further displacement and violence. Key events include:

  • 1956 Kafr Qasim Massacre: Israeli border police killed 48 Palestinian citizens of Israel (including women and children) who were returning from work and unaware of a newly imposed curfew.
  • 1967 Six-Day War (Naksa): Israel occupied the West Bank, Gaza Strip, East Jerusalem, Golan Heights, and Sinai Peninsula, leading to another wave of Palestinian displacement (over 300,000 Palestinians fled or were expelled).
  • 1976 Land Day: Israeli forces killed 6 unarmed Palestinian citizens of Israel during protests against land confiscations in the Galilee.
  • 1982 Sabra and Shatila Massacre (Lebanon): Israeli-allied Phalangist militias killed hundreds to thousands of Palestinian refugees in Lebanese refugee camps under Israeli military oversight.
  • First Intifada (1987-1993): Over 1,900 Palestinians were killed by Israeli forces during the uprising against occupation.
  • Second Intifada (2000-2005): Over 3,000 Palestinians were killed, with widespread destruction of infrastructure and homes.
  • 2008-2009 Gaza War: Over 1,400 Palestinians (including 300 children) were killed in a 22-day Israeli military offensive.
  • 2014 Gaza War: Over 2,200 Palestinians (including 500 children) were killed in a 50-day Israeli assault.
  • 2018-2019 Great March of Return (Gaza): Israeli snipers killed over 200 Palestinians and injured thousands during protests near the Gaza-Israel border.
  • 2021 Gaza Conflict: 260 Palestinians (including 66 children) were killed in an 11-day Israeli offensive.
  • 2022-2023: Rising Settler Violence and Military Raids: Increased attacks by Israeli settlers and military operations in the West Bank, leading to hundreds of Palestinian deaths and forced displacements.
  • 2023-2026 Gaza Wars: As of 2026, over 75,000 Palestinians have been killed in Gaza due to Israeli military operations, with mass destruction of infrastructure, hospitals, and civilian areas

Key Themes of the Nakba

  • Ethnic Cleansing: Systematic expulsion of Palestinians from their homeland.
  • Massacres: Dozens of documented massacres against Palestinian civilians.
  • Destruction of Villages: Over 530 Palestinian villages were destroyed and erased.
  • Denial of Return: Israel refuses the right of return for Palestinian refugees, as guaranteed by UN Resolution 194.
  • Ongoing Dispossession: Continued land confiscations, home demolitions, and military occupation in the West Bank, Gaza, and East Jerusalem.

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09

Accordi commerciali e loro revisione

Ampi legami commerciali — e un’ondata in rapida crescita di restrizioni sui prodotti delle colonie.

Israele mantiene accordi di libero scambio o di associazione con un’ampia rete di partner: l’Unione europea (il suo maggiore partner), gli Stati Uniti, l’EFTA, il Regno Unito, il Canada, il Mercosur e altri in Asia e America Latina. Il solo Accordo di associazione UE–Israele regola circa un terzo del commercio di beni di Israele [11].

Paesi che limitano il commercio con le colonie

Una tendenza distinta e in accelerazione è quella dei divieti nazionali sui beni prodotti nelle colonie israeliane illegali — in contrapposizione al commercio con Israele in senso proprio. Dal 2024 diversi Stati europei hanno agito là dove l’UE, come blocco, non ha raggiunto un consenso. La Spagna ha legiferato un divieto nel settembre 2025; i Paesi Bassi ne hanno concordato uno nel maggio 2026; l’Irlanda ha approvato il proprio il 15 luglio 2026; e il Belgio ha approvato il proprio pochi giorni dopo, diventando il quarto paese europeo a farlo. I prodotti delle colonie erano già esclusi dal trattamento tariffario preferenziale dell’UE in base a una decisione del 2004; queste misure nazionali si spingono oltre [11][27].

Aziende citate per il sostegno all’economia delle colonie (rapporto ONU)

Nel suo rapporto del luglio 2025 al Consiglio dei diritti umani dell’ONU, Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio, la Relatrice speciale dell’ONU Francesca Albanese ha nominato oltre 45 entità che, a suo dire, sostengono l’occupazione e le colonie israeliane e ne traggono profitto (un database più ampio ne elenca circa 1.000). La portata del rapporto è ampia — armi, tecnologia, energia, finanza e altro — ma diverse aziende citate riguardano direttamente il commercio con le colonie illegali e la loro costruzione. Una selezione rappresentativa è riportata sotto; le aziende contestano la qualificazione del rapporto, e gli Stati Uniti hanno sanzionato Albanese per questo nel luglio 2025 [36].

Selezione di aziende nominate nel rapporto della Relatrice speciale dell’ONU del luglio 2025, per settore (indicativa, non esaustiva; vedi Fonte [36] per l’elenco completo). Le entità nominate contestano le conclusioni.
SettoreAziende nominate
Macchinari pesanti (demolizione/costruzione)Caterpillar, Hyundai, Volvo
Materiali da costruzioneHeidelberg Materials (tramite Hanson Israel)
Immobili & turismo nelle colonieAirbnb, Booking.com
Agritech / agroindustriaNetafim
Energia & carburanteChevron, BP, Glencore
Logistica al dettaglio / trasporto marittimoA.P. Moller–Maersk
Tecnologia & sorveglianzaMicrosoft, Google, Amazon, IBM, Palantir, Hewlett Packard Enterprise
Finanza & investimentiBlackRock, Vanguard, BNP Paribas, Barclays, Allianz, AXA
Divieti nazionali europei di importazione dalle colonie israeliane, 2025–2026 (fonte [27]). Riguardano specificamente i prodotti delle colonie, non il commercio con Israele nel suo insieme.
PaeseMisuraTempistica
SpagnaDivieto d’importazione sui prodotti delle colonie (legiferato)Settembre 2025
Paesi BassiDivieto d’importazione concordatoMaggio 2026
IrlandaDivieto parlamentare approvato15 luglio 2026
BelgioDivieto d’importazione approvato dal governo federaleMetà luglio 2026
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Stato nucleare

Un arsenale non dichiarato, al di fuori di ogni ispezione internazionale — accanto a tre decenni di avvertimenti secondo cui l’Iran stava per acquisire proprio le armi che Israele già possiede.

Israele è universalmente considerato uno Stato dotato di armi nucleari, pur non avendolo mai confermato ufficialmente — una deliberata politica di opacità nucleare (« né confermare né smentire »). Le stime indipendenti convergono su circa 90 testate, con plutonio sufficiente, prodotto nel reattore di Dimona, per un numero stimato di 100–200 armi. Queste cifre, di SIPRI, Federation of American Scientists e istituti per il controllo degli armamenti, sono rimaste sostanzialmente costanti per decenni [29][30].

Fuori dal TNP, chiuso alle ispezioni

Israele è uno dei pochissimi Stati che non ha mai aderito al Trattato di non proliferazione (in vigore dal 1970), il che significa che l’Agenzia internazionale per l’energia atomica non ha alcuna autorità per ispezionare o verificare il suo arsenale. I suoi principali impianti, soprattutto Dimona, non sono mai stati posti sotto le salvaguardie dell’AIEA. Questa postura fu di fatto consolidata dall’intesa Nixon–Meir del 1969, in base alla quale Washington cessò di premere per le ispezioni. Nel dicembre 2014 l’Assemblea generale dell’ONU votò 161 a 5 esortando Israele ad aderire al TNP e ad aprire i suoi impianti; la risoluzione era non vincolante e Israele non vi si è conformato [31].

I critici — tra cui un gruppo di parlamentari statunitensi e molti Stati arabi all’AIEA — descrivono un doppio standard: l’Iran, firmatario del TNP e soggetto a ispezioni, è sottoposto a intenso scrutinio, mentre Israele, fuori dal trattato, non ne subisce alcuno. Israele sostiene che il proprio contesto di sicurezza giustifica la sua posizione [31].

Tre decenni di avvertimenti « a poche settimane » sull’Iran

In questo scenario, i leader israeliani — primo fra tutti Benjamin Netanyahu — avvertono da oltre trent’anni che l’Iran è sul punto di dotarsi dell’arma nucleare. Da parlamentare, nel 1992 disse che l’Iran era a « tre-cinque anni » da una bomba; ripeté versioni di questa affermazione nel 1995, 1996, 2002, 2009, e all’Assemblea generale dell’ONU del 2012, dove mostrò il disegno di una bomba e tracciò una « linea rossa ». Riprese il tema nel 2015 e fino agli attacchi del 2025 contro l’Iran. Il primo ministro Shimon Peres formulò un’analoga affermazione di tempistica accorciata negli anni Novanta [32].

Il modello è notevole perché gli stessi servizi di intelligence israeliani e l’AIEA hanno ripetutamente contraddetto l’urgenza pubblica. Cablogrammi trapelati riferirono che nel 2012, mentre Netanyahu allertava l’ONU, l’intelligence israeliana aveva valutato che l’Iran « non stava svolgendo l’attività necessaria a produrre armi ». Le valutazioni statunitensi e dell’AIEA, fino al 2025, non riscontravano alcun programma di armamento iraniano attivo. Ad oggi, le previsioni non si sono materializzate [32].

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Le flottiglie: tentativi di rompere l’assedio via mare

Dall’inizio del blocco nel 2007, imbarcazioni civili hanno ripetutamente tentato di raggiungere Gaza via mare. La maggior parte è stata fermata dalle forze israeliane in acque internazionali e dirottata ad Ashdod.

Gaza è sotto blocco navale israeliano dal 2007 (sezione 08). In risposta, un movimento civile invia da quasi vent’anni barche di aiuti verso la costa per rompere l’assedio — il Free Gaza Movement, poi la Freedom Flotilla Coalition, e nel 2025 la Global Sumud Flotilla. L’obiettivo dichiarato degli organizzatori è consegnare aiuti umanitari e contestare la legalità del blocco [33][34].

Nel 2008, due barche del Free Gaza Movement raggiunsero effettivamente Gaza — le uniche rotture nette del blocco. Quasi ogni missione successiva è stata intercettata in mare. La più letale fu l’assalto del 2010 alla Mavi Marmara, parte di una flottiglia di sei navi: i commando israeliani la abbordarono in acque internazionali a circa 72 miglia nautiche da Gaza, e dieci attivisti furono uccisi. Le barche furono dirottate al porto israeliano di Ashdod e i passeggeri espulsi [33][34].

Dove sono state intercettate le barche

Uno schema ricorrente è che le intercettazioni avvengono in acque internazionali, ben oltre il limite delle 12 miglia nautiche — argomento centrale di chi ritiene illegali questi sequestri. La mappa qui sotto segna le zone di intercettazione approssimative delle missioni meglio documentate; tutte si trovano in mare aperto tra Cipro, l’Egitto e Gaza, e le barche fermate sono state condotte ad Ashdod, a nord di Gaza.

GAZAAshdod (porto di dirottamento)Cipro2025 Sumud ~70nm2025 Madleen ~100nm2010 Marmara ~72nm2011 ~50mi2015 FF-IIIZona di intercettazione
Zone di intercettazione approssimative (schema). Tutte in acque internazionali; le navi sequestrate sono state dirottate ad Ashdod.
2008 Free Gaza Movement
Due barche raggiungono Gaza — la prima rottura del blocco navale.
2010 Freedom Flotilla / Mavi Marmara
Sei navi; abbordate a ~72 miglia nautiche in acque internazionali; 10 uccisi; dirottate ad Ashdod.
2011 Freedom Flotilla II / « Freedom Waves »
Intercettata a circa 50 miglia da Gaza; attivisti detenuti ed espulsi.
2015 Freedom Flotilla III (Marianne)
Intercettata in acque internazionali; la Marianne dirottata verso Ashdod.
Giu 2025 Madleen
Intercettata a ~100 miglia nautiche (185 km) da Gaza; 12 a bordo tra cui Greta Thunberg, detenuti ed espulsi.
Ott 2025 Global Sumud Flotilla
~40 barche, ~500 attivisti da ~44 paesi; intercettazioni già a ~70 miglia nautiche; ~450 detenuti.
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Con le loro stesse parole

Dichiarazioni pubbliche di funzionari israeliani, citate da organismi per i diritti umani come prova di intenzione. Ciascuna rimanda alla sua fonte; il contesto completo è negli atti richiamati.

Yoav Gallant (+ Smotrich)
"Human animals", "no innocents in Gaza" (about people in Gaza)
Yoav Gallant (+ Smotrich) Ministro della Difesa (2023) Source [22] · Oct 2023
Benjamin Netanyahu
He invoked the biblical "Amalek", language later cited in the ICJ genocide case.
Benjamin Netanyahu Primo ministro Source [24] · Nov 2023
Bezalel Smotrich (+Vaturi +Eliyahu)
"Wipe Gaza off the face of the earth"
Bezalel Smotrich (+Vaturi +Eliyahu) Ministro delle Finanze israeliano 2023-2024
Benjamin Netanyahu (+May Golan)
"Turn Hamas hideouts into rubble", "I am proud of the ruins in Gaza"
Benjamin Netanyahu (+May Golan) Primo ministro israeliano 2023-2024
Shlomo Karhi
"The Gazans can starve to death"
Shlomo Karhi Ministro delle Comunicazioni israeliano 2023-2024
Itamar Ben-Gvir
"Shoot to kill any Palestinian who throws stones". "We need to be eliminating 30-40 people in Gaza every day. They should not live. They are not even people"
Itamar Ben-Gvir Ministro della Sicurezza nazionale israeliano 2022-2023, 2026
Moshe Feiglin
"Let's cut off Gaza's water supply; They'll either leave or die."
Moshe Feiglin Ex membro della Knesset interview on Knesset channel
Ursula von der Leyen
"Europe is the values of the Talmud, the Jewish sense of individual responsibility, of justice and solidarity. Over the centuries the Jewish people have been a light unto the nations. And it will be a light unto Europe for many centuries to come. Am Israel Chai." (i.e. "Long live Israel")
Ursula von der Leyen Presidente della Commissione europea Source [38] · Ben-Gurion University, June 2022
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Sostenitori e difensori di rilievo

Personalità pubbliche documentate come importanti sostenitori attivi di Israele (sostegno attivo, in particolare alla luce del genocidio in Palestina dopo il suo riconoscimento da parte di diverse organizzazioni).

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni
Andy Burnham
Andy Burnham
Friedrich Merz
Friedrich Merz
Jacques Essebag (Arthur)
Jacques Essebag (Arthur)
Gérard Darmon
Gérard Darmon
Donald Trump
Donald Trump
Marco Rubio
Marco Rubio
Gianni Infantino
Gianni Infantino
Boy George
Boy George
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Fonti

Fonti primarie e fonti secondarie autorevoli. Segui i collegamenti per verificare o contestare qualsiasi affermazione.

  1. Risoluzione 181 dell’Assemblea generale ONU (piano di partizione), 1947 — ONU. un.org/unispal
  2. Dichiarazione d’indipendenza di Israele, 1948; riconoscimento USA — Dip. di Stato. history.state.gov
  3. Attentato all’hotel King David, 22 luglio 1946 — Encyclopædia Britannica. britannica.com
  4. Storia e fondazione del Mossad (1949) — Encyclopædia Britannica. britannica.com
  5. Leggi fondamentali di Israele e assenza di costituzione — Israel Democracy Institute. en.idi.org.il
  6. Confini indefiniti di Israele / la Linea Verde — Council on Foreign Relations. cfr.org
  7. Divisione insediamenti dell’OSM; finanziamento delle colonie — Peace Now. peacenow.org.il
  8. Parere consultivo della CIG sul territorio palestinese occupato, luglio 2024 — CIG. icj-cij.org
  9. Aiuti USA a Israele — Council on Foreign Relations. cfr.org
  10. Memorandum d’intesa USA–Israele del 2016 — USAFacts. usafacts.org
  11. Commercio UE–Israele e accordo di associazione — Commissione europea. ec.europa.eu
  12. Israele e lo Statuto di Roma / giurisdizione della CPI — Corte penale internazionale. icc-cpi.int/palestine
  13. Amnesty International, «L’apartheid israeliano contro i palestinesi», 2022. amnesty.org
  14. Unità 8200, aziende di ex membri, NSO/Pegasus — Bismarck Analysis. bismarckanalysis.com
  15. Check Point / Nadav Zafrir (ex comandante dell’8200) come CEO. wikipedia.org/wiki/Check_Point
  16. Valore complessivo delle aziende cyber fondate da ex 8200 — JFeed. jfeed.com
  17. Spesa dell’AIPAC e il suo PAC/super PAC affiliato — OpenSecrets. opensecrets.org
  18. Delegazioni di CRIF ed ELNET in Israele — ELNET / dichiarazioni di viaggio. elnet.eu
  19. Blocco di Gaza, restrizioni ai movimenti, accesso umanitario — OCHA (ONU). ochaopt.org
  20. Mandati d’arresto della Camera preliminare I della CPI, 21 nov. 2024 — CPI. icc-cpi.int
  21. Dichiarazione di Amnesty sui mandati della CPI, nov. 2024. amnesty.org
  22. Rapporto sul genocidio di Amnesty International, dic. 2024. amnesty.org
  23. Conclusioni sul genocidio di B’Tselem e Physicians for Human Rights Israel, luglio 2025. amnesty.org
  24. Analisi delle conclusioni sul genocidio di Amnesty e HRW — Just Security. justsecurity.org
  25. Paesi che riconoscono la Palestina, 2024–2025 — monitoraggio di Al Jazeera. aljazeera.com
  26. Riconoscimento di Regno Unito/Canada/Australia/Francia, sett. 2025 — UNRIC. unric.org
  27. Divieti nazionali europei sulle importazioni dalle colonie (ES, NL, IE, BE) — Al Jazeera. aljazeera.com
  28. Assassinio di Yitzhak Rabin, 1995 — Encyclopædia Britannica. britannica.com
  29. Arsenale nucleare di Israele (~90 testate), mancata adesione al TNP, salvaguardie AIEA — Center for Arms Control and Non-Proliferation. armscontrolcenter.org
  30. Annuario SIPRI 2025, forze nucleari mondiali (Israele ~90) — SIPRI. sipri.org
  31. Israele fuori dal TNP; nessuna ispezione dell’AIEA; risoluzione AGNU del 2014 — Al Jazeera. aljazeera.com
  32. Ripetuti avvertimenti di Netanyahu su una bomba iraniana « imminente » (1992–2015) — The Intercept. theintercept.com
  33. Freedom Flotillas: una storia dei tentativi di rompere l’assedio di Israele — Al Jazeera. aljazeera.com
  34. Che cos’è la Freedom Flotilla per Gaza? — Middle East Eye. middleeasteye.net
  35. Israele intercetta la Global Sumud Flotilla, ott. 2025 — Al Jazeera. aljazeera.com
  36. Relatrice speciale ONU F. Albanese, «Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio», luglio 2025 — OHCHR (A/HRC/59/23). ohchr.org
  37. Bilancio umano della guerra di Gaza. wikipedia.org
  38. Discorso di Ursula von der Leyen. europa.eu